Tuesday, May 13, 2008

LOVE TRAIN

Questa notte tra un risveglio e l’altro faccio un sogno: sono alla stazione di Helsinor, in attesa del LOVE TRAIN.

Il LOVE TRAIN, come tutti sanno, non ha un orario e neanche un itinerario se per questo. Un po’ come il 64 a Roma, con la differenza che qui, una volta terminata la corsa, non si resta mica in mutande…

No, nel LOVE TRAIN si ha la possibilità di incontrare una persona reale o di fantasia. A proprio piacere.
Sono quindi alla banchina con un paio di jeans e una t-shirt verde lega [così di moda quest’anno].

Nel sogno so di essere ubriaca – tipo di gin tonic o vodka lemon – quindi fondamentalmente sono alla banchina ma non ho la più pallida idea di chi io stia aspettando. Ma soprattutto, ed è quella la domanda che mi svirgola nella testa, se io stia aspettando davvero qualcuno.
Quindi mi siedo e inizio a limarmi le unghie, che porto sempre corte e quadrate, mai intaccate da smalto, sempre e comunque.

Quindi inizio a canticchiare I am a Vampire di Antsy Pants [colonna sonora Juno, grazie Micol!], cause I have lost my mouth again…blablablablabla.

Inizia a piovere. Niente di così bizzarro a Helsinor, alzo lo sguardo e a parte le nuvole, il vento e qualche cannone, riesco ancora a scorgere la costa svedese.

Poi arriva il LOVE TRAIN, impennando come quel ragazzo in Garelli che adoravo a sei anni, di cui ignoravo il nome e che avevo ribattezzato “il ragazzo col ciuffo”. Correva l’anno 1980 a Sesto San Giovanni.

La folla inizia ad agitarsi. Chi a strillacchiare, chi a piangere sommessamente e chi resta semplicemente a bocca aperta.
Io resto lì.
Vedo passare Justin Timberlake che si dirige spedito, piede sicuro neanche un tentennamento verso una cicciona bionda, Elvis Presley, magro e dannatamente più che ok da un Little Tony su uno skateboard, Tim Burton da quello che deve essere il wannabe director più sfigato della terra, con un berretto fluo arancione che fa impallidire gli olandesi a confronto….

Cerco con lo sguardo Lupin ma non lo trovo. Non c’è neanche quella gnocca di Margot a quanto pare.

Ad un certo punto vedo lui.
Un nanerottolo arranca verso di me. Ha un paio di jeans attillati neri e una camicia aperta col pelo che viene fuori.
Ha un ombrello azzurro e bianco [tipo Lazio, ma ancora più inconsistente].
I capelli brizzolati. Più si avvicina e più si fa nano.
Mi raggiunge e mi si para davanti…sono ubriaca ma lo riconosco all’istante: è CARMELO! Il maestro delle elementari, sezione D.
Sto per dirgli “Hey ciao Carmelo, ma che ci fai tu qui?”, quando mi fa un baciamano e con quel suo accento smaccatamente siciliano misto a qualcosa di indefinito mi dice:

Amleto, al suo servizio, principessa.

Io:
Ma Carmelo, cazzo dici?! Sono io, quella della sezione A, quella che non ne voleva sapere della tabellina del sette. Ti ricordi?

Lui:
Principessa, io sono il principe e mi curo solo di sostanza. E lei ha più sostanza del sette.

Non so cosa potrei mai rispondere a Carmleto.

Un pò impacciata cerco di liberarmi di questo mostro [tipo E.T con i capelli però].

Allora inizio a rincorrere Beethoven, dio Beethoven, il mio preferito, che è in fuga assieme a Brahms.

Lo fermo e gli dico:
Tipregotipregosuonamiqualcosa!

Lui continuando a correre mi dice:
Ho solo un minuto per pisciare. Bitte. E tra pochi secondi devo ripartire.

Mi volto e il Love Train impenna, Beethoven con il coso fuori dai pantaloni si catapulta nella carrozza 5, direttamente vagone ristorante.

Da un finestrino aperto Justin Timberlake mi urla:

Forgive me! It was you not her!

Porcadiquellavacca dico nel sogno mentre mi irrigidisco alla vista di Carmleto che con quelle sue gambette corte non riesce a salire sul treno, cade e resta a terra.

Credo di essermela squagliata in men che non si dica, ubriaca o no.

Sunday, May 04, 2008

LA FAVOLA

Vi canterò la storia
dell'amore arrabbiato
tra due mostri scavato nell'odio;

insieme per anni
come sulle vette più alte
i quasi alberi-quasi cancro
che si contendono
l'estremo tepore di vita
nel sassoso contesto di freddo

per anni si strapparono
la vita di dosso
l'un l'altro
lentamente rito.

Questa tensione alla morte
era un amore.
Un amore geniale.

[Claudia Ruggeri da "Inferno Minore"].