Friday, May 18, 2007

LO CHIAMAVANO TEMPESTA

Tempesta decise dunque di sfilarsi gli stivali e sgattaiolare fuori dal tendone.
Di tutto quello che aveva sognato del mondo riconosceva solo una manciata di biglie colorate su un terreno floscio come il materasso a molle su cui aveva trascorso indefiniti anni, passati a domandarsi da dove arrivassero le facili soluzioni e i sempre pronti consigli dispensati dalle voci dei viandanti, dal momento che le loro vite, agitate come un mare in burrasca che mai aveva conosciuto, fossero la chiara testimonianza che parlassero solo per sciacquarsi la bocca.

Tempesta, il sacco di merda con gli stivali, ora poteva contare su una nuova identità: un semplice sacco di merda.
Prima o poi avrebbe pensato a come liberarsi di quel sacco e di tutta quella merda.
(tratto da: "Lo chiamavano Tempesta" di Giovanna Furio).